Marcello Bianca


Biografia semiseria

Nasco a Siracusa nel 1966, la prima volta. Rinasco a Potenza nel 2001 dove mi trasferisco come docente e ricercatore universitario di Geologia. Infine rinasco a Siracusa, dopo un attacco di nostalgia aretusea, nel 2016. All’inizio fotografo per necessità espressiva. Da dilettante trasformo la mia passione per la Fotografia in un mestiere a tempo pieno. La geologia, il mio primo amore, mi affianca rendendomi uno specialista nella fotografia paesaggistica e nell’astrofotografia. Oggi, aiuto le storie che incontro a evadere dai labirinti, assecondando le loro richieste (almeno così spero). Sono caparbio, istintuale, entusiasta. E possiedo tre tesori: la Fujifilm X-T1, la trek bike Mùsing e la maschera subacquea Pinocchio, in rigoroso ma provvisorio ordine di importanza.

Skills


Da Geologo a Fotografo il salto è lungo, ma neanche troppo. Io l’ho fatto e oggi sono, con orgoglio, il fotografo della luna.

Paesaggio
90%
Eventi e Spettacoli
80%
Food
70%
Interni e Design
65%



Non ho una biografia, ma una storia da raccontarti quella sì.

Una volta i russi facevano le fotocamere. La Kiev era una di queste e fu prodotta dal 1948 al 1985. All’inizio degli anni ’60 mio padre se ne regalò una. Diciamo che è stata l’unica vera macchina fotografica della sua vita e, fino a un po’ di anni fa, lo è stata anche per me: l’unica vera macchina fotografica della mia vita.

Con questa macchina mio padre fotografò mia madre con lo sfondo del porto piccolo di Siracusa. Era un giorno ventoso di marzo del 1966. Mia madre mi aspettava da un mese, molto probabilmente ancora non lo sapeva, ma i suoi occhi sì.

Sempre mio padre, sempre con questa macchina, scattò la foto più bella che ho assieme a mia madre: un’immagine neorealista che ci immortala sul nostro terrazzino a Ortigia, lei è giovane e bella, il bambino che ero io punta una macchina fotografica verso chissà cosa.

Con quella Kiev imparai a impostare a mano diaframma, tempo di scatto e a cambiare il rullino. La portai con me in Inghilterra nel 1981, avevo 14 anni. Con quella macchina ho fotografato Stonehenge, e ancora adesso devo guardare quelle foto per convincermi che quel posto magico l’ho visitato davvero.

Avevo quella macchina in mano quando Blondie, un polacco gentile nonché l’ultimo marito di mia nonna materna, mi rapì (letteralmente) con il suo vecchio taxi Black Cab per portarmi prima da una zia all’altra, e poi per fargli una foto accanto alla tomba della moglie. Io sapevo che il rullino era finito, ma per non dargli un dispiacere simulai ugualmente lo scatto. Lui mi ringraziò in un modo che non avrei mai più dimenticato, poi scrisse su un piccolo foglio l’indirizzo dove avrei potuto inviargli la fotografia, una volta sviluppata.

La Kiev smise di funzionare poco tempo dopo quel viaggio e dopo di lei non ho più avuto una fotocamera che mi permettesse di impostare manualmente i parametri di scatto. Alla Kiev di mio padre sono poi seguite diverse macchine fotografiche digitali, ma con quest’ultime non è scattato l’amore.

Fino al 13 gennaio del 2015, il giorno in cui ho avuto tra le mani la mia Fuji X-T1, che utilizzo con gli obiettivi Fujinon XF 18-135 mm, XF 35 mm f2, XF 56 mm f1.2 e Samyang 12 mm. Tutte le foto presenti in questo sito internet sono state scattate con questa macchina. Ieri pomeriggio ho riguardato la mia Kiev, era impolverata e poggiata su una mensola del mio monolocale con bagno, l’ho presa e l’ho pulita come meglio potevo. Poi ho aspettato che un raggio di sole le si poggiasse sopra e le ho scattato alcune foto con la mia Fuji X-T1. Mi è sembrato giusto onorarla con questo scatto, dopo tutto quello che ha visto per noi.

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